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Anche i gabinetti sono un diritto umano

2,5 miliardi di persone vivono senza accesso a servizi igienici sicuri. 1 miliardo sono costrette a fare i bisogni all’aperto, contribuendo così involontariamente alla diffusione di agenti patogeni nell’acqua che viene bevuta. Le conseguenze per la salute e lo sviluppo sono fatali.
A 2,5 miliardi di persone manca quello che noi diamo per scontato: impianti sanitari funzionanti. 1 miliardo di persone sono costrette a fare i loro bisogni in campo aperto o nei pressi di case e insediamenti. I germi entrano direttamente nell’acqua e da lì si inseriscono nella catena alimentare. Queste condizioni igieniche precarie provocano la morte per affezioni diarroiche di 500'000 bambini ogni anno.

Mentre l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio per il 2015 per l’acqua potabile è già stato raggiunto, quello per l’igiene sanitaria di base non lo sarà affatto. Il 75 percento della popolazione mondiale avrebbe dovuto avere accesso a impianti igienici, ma questo dato si attesta al 64 per cento. La mancanza di gabinetti non è però soltanto un problema degli stati più poveri: anche nei paesi soglia, milioni di persone non vi hanno accesso. In India, per esempio, il problema riguarda oltre 600 milioni di abitanti. Nei paesi emergenti e in via di sviluppo, è la popolazione rurale e le persone più povere ad avere meno accesso a servizi igienici sicuri.

La mancanza di gabinetti ha conseguenze drastiche per donne e ragazze. Con l’arrivo della pubertà, per paura di subire molestie da parte dei compagni di scuola o di altri uomini, molte ragazze si ritirano dalla scuola. Anche molte donne adulte si trattengono dal fare i bisogni per il timore di essere molestate e sono così colpite da malattie ginecologiche. 
 
Per garantire a tutti un accesso a strutture igienico-sanitarie, bisognerebbe investire 17 miliardi di dollari all’anno per 20 anni. Sembra troppo? È piò o meno quanto si spende per sfamare gli eserciti nel mondo... per soli 4 giorni!
  • L’agricoltura – in particolare quella industriale di massa che fa un impiego massiccio di prodotti chimici – inquina torrenti, laghi e falde freatiche. Anche le acque di scarico non depurate dei grandi insediamenti, dell’industria e delle miniere vi contribuiscono. 

    Nella Svizzera degli anni Sessanta, l’inquinamento delle acque era uno dei maggiori problemi di attualità e costituiva una grande preoccupazione per il futuro. Sono stati investiti miliardi in un programma di costruzione di impianti di depurazione. Nei paesi soglia o in sviluppo, ancora oggi le acque di scarico industriali e cittadine vengono per lo più disperse nell'ambiente. Ne conseguono cloache e corsi d'acqua inerti, in cui sopravvivono a stento pochissime specie di pesci.

    Negli ultimi anni, l’attenzione è stata rivolta anche verso la grande industria estrattiva. Il problema non è solo quello degli spettacolari incidenti di petroliere o delle avarie di piattaforme petrolifere, ma anche quello dei veleni e scarti della produzione giornaliera di idrocarburi che inquinano continuamente l'ambiente e devastano le terre. Lo si osserva, ad esempio, nel delta del Niger, dove i rifiuti dell’industria petrolifera danneggiano gravemente l’ecosistema. 
    L’inquinamento dell’acqua da parte dell’agricoltura industriale, dell’industria e dell’estrazione di materie prime non solo distrugge la biodiversità, ma nuoce direttamente alla salute umana, perché sovente la gente si procura l’acqua per il consumo personale e per i campi da fiumi contaminati. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) stima che il 20 percento della popolazione è già oggi colpito dal problema, benché in molte regioni lo sfruttamento delle risorse naturali sia appena iniziato.

    Rispetto ai problemi provocati dalla grande industria, la contaminazione delle acque a livello locale è facilmente evitabile con la costruzione di latrine e di sistemi per le acque di scolo, e con la sensibilizzazione sui pericoli dell’inquinamento idrico.
  • Può sembrare strano, ma gli impianti sanitari come le latrine sono fondamentali per lo sviluppo. Al pari dell’acqua potabile, salvano vite, evitano malattie, frenano i costi della salute e contribuiscono a limitare le assenze da scuola e dal lavoro. 

    Nei progetti di Helvetas, l’igiene negli insediamenti inizia con l’informazione e la partecipazione dei diretti interessati, i quali scavano un pozzo nero per le loro case, collaborano all’installazione di un impianto per le acque di scolo e preparano il materiale da costruzione. Helvetas aiuta fornendo tubi, semplici latrine e conoscenze tecniche. Con questi progetti, Helvetas crea posti di lavoro (per esempio per chi installa le latrine), forma personale specializzato, mette in contatto artigiani e fornitori di materiale sanitario e sostiene il buon funzionamento dei mercati locali. 

    Al contempo, i progetti sono una dimostrazione di quanto siano utili anche le misure più semplici. Per esempio, lavarsi le mani: dove la gente si lava regolarmente le mani, il numero di infezioni si dimezza! Helvetas dà quindi grande importanza alle campagne informative che spiegano alla popolazione dei paesi di progetto in Africa, Asia e America latina la correlazione tra igiene e malattie. 
    Come per l’acqua potabile, anche per i suoi progetti sanitari Helvetas si sforza di integrare la società civile e di formare i rappresentanti delle autorità. Essi devono riconoscere la necessità degli impianti e delle precauzioni igieniche, e garantire la manutenzione e il funzionamento delle installazioni. Helvetas incoraggia inoltre i governi del Sud e la comunità internazionale a dare maggiore priorità ai troppo spesso trascurati servizi igienici di base.