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Una ripartizione equa di una risorsa vitale

Con i mutamenti climatici si aggrava la crisi idrica e quindi la lotta per la distribuzione delle riserve di acqua. Strutture funzionanti gestite dalla società civile o dallo Stato contribuiscono a salvaguardare i progetti idrici sul lungo termine e a evitare conflitti, sia localmente sia a livello internazionale.
Il fallimento delle politiche nazionali e internazionali acuisce le crisi idriche legate alla natura. Il potere e il denaro influiscono sulla distribuzione dell’acqua. Eppure, proprio nel caso di una risorsa vitale come l’acqua, è necessaria una gestione efficiente da parte dei governi: l’acqua deve essere distribuita equamente e consentire lo sviluppo. Anche la comunità internazionale se ne è frattanto resa conto. «Se oggi non riusciamo a rendere l’acqua uno strumento di pace, domani essa potrebbe diventare una delle principali fonti di conflitto», aveva predetto Irina Bokova, Direttrice generale dell’UNESCO, presentando il quarto Rapporto mondiale dell’ONU sull’acqua.
 
La politica internazionale è ad esempio necessaria nel caso del Mekong, che scorre attraverso sette paesi prima di sfociare nel mare nel Sud del Vietnam. Negoziazioni e trattati internazionali servono affinché i milioni di persone che vivono nel suo bacino idrografico possano usufruirne al meglio. Ma il Mekong è solo un esempio fra tanti. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente UNEP ha identificato 265 fiumi transfrontalieri. La politica internazionale è inoltre chiamata a distribuire i mezzi per la cooperazione allo sviluppo. Bisogna stanziare maggiori risorse per l’acqua, gli impianti sanitari e l’igiene – settori chiave per lo sviluppo e per la lotta alla povertà. In questo modo, il diritto all’acqua per tutti dall’Assemblea generale dell’ONU potrà diventare realtà. 

A livello nazionale, la politica idrica deve soppesare accuratamente gli interessi di agricoltori, pescatori, aziende elettriche, industria e navigazione per evitare conflitti interni.

A livello regionale e locale, la politica è inoltre tenuta a prevenire i conflitti che coinvolgono gruppi privilegiati, tribù e religioni per questioni di utilizzo dei sistemi idrici esistenti.
  • Uno dei concetti centrali del dialogo internazionale è la «Water Governance», ossia come gestire al meglio le risorse idriche. Tutti concordano che l’acqua disponibile non debba soltanto essere utilizzata in modo efficiente, bensì anche distribuita equamente. 

    Il postulato più importante – oltre alla necessità di un accesso sufficiente all’acqua potabile per tutti – è il riconoscimento dell’acqua come bene sociale e culturale che deve sottostare a un controllo democratico. In passato, le organizzazioni di cooperazione hanno dovuto constatare che troppo spesso i pozzi da loro costruiti non andavano a beneficio della collettività, bensì rafforzavano il potere e la ricchezza di un gruppo di privilegiati o di un signorotto locale. Per evitarlo, i sistemi di distribuzione dell’acqua potabile e gli impianti sanitari devono essere radicati nella comunità locale o regionale, sia nella fase di progettazione e di costruzione sia poi per la manutenzione. Organismi istituiti democraticamente dalla società civile, come i comitati acqua, provvedono a coinvolgere un grande numero di persone nella responsabilità della gestione delle infrastrutture. Pure lo Stato ha un ruolo. In molti paesi, i processi di decentralizzazione hanno implicato l’assunzione di nuovi compiti nel settore idrico da parte delle autorità locali. Una buona preparazione delle persone responsabili è decisiva per una politica dell’acqua efficiente ed equa. 

    Nei paesi in sviluppo, i tentativi di affidare il controllo dell’approvvigionamento interamente all’economia privata sono falliti. Ciò è dovuto alla resistenza della popolazione – come nel caso del famoso conflitto idrico della regione boliviana di Cochabamba – oppure al fatto che l’impresa incaricata viene meno al suo compito di garantire la manutenzione degli impianti. Ad esempio, la privatizzazione dell’approvvigionamento idrico di Dar-es-Salaam imposta dalla Banca mondiale nel 2005 è stata annullata a causa della cattiva gestione. 
  • A livello locale, Helvetas rafforza la società civile e le autorità nell’ottica di un approvvigionamento idrico giusto. Helvetas chiede inoltre ai governi e alle organizzazioni internazionali che in tutto il mondo sia realizzato il diritto fondamentale all'acqua e si proceda alle privatizzazioni solo molto cautamente.

    L’acqua è un bene sociale e culturale che deve sottostare al controllo pubblico. Non la si può declassare a mera merce di scambio. L’opuscolo di Helvetas sull’acqua spiega in questo modo l’importanza di questa risorsa vitale. Helvetas sottolinea ciò non soltanto con numerosi progetti specifici e campagne informative in Svizzera, ma anche con il suo impegno politico a livello nazionale e internazionale. 

    A livello internazionale, Helvetas opera in qualità di membro della Direzione della rete di ONG “End Water Poverty”, che mira a portare e mantenere il tema dell'acqua in cima alle priorità dell’agenda politica globale. La coalizione attua campagne e agisce come lobby per ottenere maggiori finanziamenti nel quadro di progetti idrici e una politica dell'acqua più coerente a livello internazionale e nei paesi in sviluppo. Helvetas partecipa inoltre a conferenze internazionali, quali il Forum mondiale per l’acqua e la Ssettimana mondiale dell’acqua. 

    In Svizzera, Helvetas attira l’attenzione del Consiglio federale e dell'Amministrazione federale sulle richieste congiunte delle ONG internazionali. Per esempio, nel 2013 abbiamo sottoposto al Governo una petizione per richiedere che venga data una forte priorità politica ai temi dell’acqua (sia dal punto di vista finanziario, che di sviluppo sociale). Questa petizione è stata sottoscritta da oltre 1 milione di persone in 80 paesi, tra i quali molti paesi partner di Helvetas. Helvetas prende inoltre posizione quando si tratta di evitare conflitti internazionali sull'acqua, com’è il caso per il Mekong: Helvetas ha contribuito al ritiro, probabilmente definitivo, di un controverso progetto per una diga in Laos. 

    Nel quadro dei suoi progetti di sviluppo, Helvetas si concentra non solo sulla costruzione degli impianti, ma pone l’accento anche sulla creazione di strutture della società civile e sulla formazione delle autorità. A tale scopo, ci basiamo sulle esperienze della Svizzera, dove la costruzione e la manutenzione delle installazioni idriche è tradizionalmente nelle mani di corporazioni, cooperative e autorità locali. 

    Helvetas sostiene l’elaborazione di piani regionali per la gestione idrica che tengano conto delle esigenze e degli interessi dei diversi gruppi di beneficiari in modo democratico. In caso di conflitti locali sull’acqua – per esempio tra agricoltori sedentari e allevatori nomadi in Mali – ci offriamo come mediatori.
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