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La gioventù mondiale in cifre

La gioventù avanza, divisa fra tradizione e desiderio di modernità, fra speranze deluse e nuovi slanci di fiducia verso un futuro migliore. Magari arrancando, ma avanza e non si ferma. E lo fa soprattutto nei paesi in sviluppo, dove infatti vi vive e si crea un futuro l’85% dei giovani nel mondo.

Lo sa bene Barbara Kruspan, che vive in Mozambico da 26 anni, dove dirige diversi progetti d’Helvetas relativi alla cultura e alla gioventù. Ogni giorno vede dei giovani che cercano di costruirsi un proprio futuro attraverso gli strumenti creati soprattutto dalla modernità: ricercando informazioni tramite i social media, imparando l’inglese attraverso i blog, creando i propri programmi radio e organizzando delle campagne d’informazione sui temi più salienti, quali ad esempio l’HIV oppure le violenze domestiche. Purtroppo però – rimarca Barbara – non tutti ci riescono: “Certi giovani si barcamenano come possono. Quello che mi fa male è che alcuni si adattano a una “mediocrità del basso”, come la chiamo io. Perché sognare troppo? A cosa serve avere tante aspettative? Per quale ragione fare troppi sforzi quando poi, effettivamente, sembra che non serva a nulla? Ritengo che i giovani si accontentino di poco troppo velocemente”.

A riprova di quanto affermato da Barbara, ci sono i numeri. Nei paesi di sviluppo, infatti, due terzi dei giovani non riesce a utilizzare a fondo il proprio potenziale economico, mentre il 43% dei giovani in età da lavoro nel mondo è disoccupato oppure povero sebbene abbia un impiego. La sfida resta dunque aperta e Helvetas ha deciso di raccoglierla.

Sia in Svizzera sia all’estero, in quanto assume ogni anno un cospicuo numero di apprendisti e nel contempo partecipa attivamente ai processi di formazione per l’insegnamento di un mestiere nei suoi paesi partner. Nel 2016 – infatti – tramite lo svolgimento di 19 progetti, Helvetas ha sostenuto 54'000 giovani nella loro formazione. Helvetas prosegue un lavoro in questo senso in quanto ritiene che il lavoro sia la chiave per raggiungere l’autonomia e conquistarsi un ruolo sul piano sociale.

Dei passi in avanti sono dunque stati fatti, ma il traguardo resta ancora lontano: è necessario che tutti provvedano affinché i giovani possano essere artefici del proprio destino.