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Reportage dal Madagascar

I foulard di seta richiedono numerose ore di lavoro. Le tessitrici di seta di Sandrandahy, nel nord del Madagascar, si sono raggruppate e vendono i loro foulard ad un prezzo equo.

Di Hanspeter Bundi (testo) e Flurina Rothenberger (foto)

“È difficile amare la seta quando è stata fatta bollire troppo”, racconta Marie-Louise Rasoanirina, la cui vita è sempre stata legata alla seta. Quando parla di “amare la seta” intende lavorarla. Ha assistito alla cottura della seta per la prima volta 60 anni fa. I suoi genitori mettevano in acqua bollente i bozzoli di bachi da seta raccolti nei boschi per tutta una giornata. Aveva così osservato attentamente come le donne radunavano i fili di seta sulle loro gambe per filarli a mano. Prestissimo, Marie-Louise aveva fatto lo stesso. All’inizio, aiutava a raccogliere la corteccia e le foglie utili per la tintura, e guardava le altre donne mescolare grovigli di seta nelle vasche da bagno per poi tirarli fuori dopo qualche ora e appenderli ad asciugare.
 
La sua attività preferita era sedersi accanto al telaio e guardare sua madre muovere la navetta. Molto lentamente, il tessuto prendeva forma. Marie-Louise ha iniziato a tessere a dodici anni ed è presto diventata una tessitrice esperta. Non ha mai trovato noioso fare lo stesso lavoro tutto il giorno, tutti i giorni a Sandrandahy, un luogo così sperduto? “Quando i tuoi genitori sono poveri, e vedi gli sforzi che fanno per te, la voglia di lavorare è evidente. Bisogna guadagnare.”, ci dice. Ripete questa frase tre volte…

  • Marie-Louise è una donna pratica. Quando possibile, compie lei stessa tutte le tappe della produzione. Con il tempo, molte tessitrici hanno creato delle piccole imprese e si sono organizzate meglio, come ci racconta Raoly. Quando ha bisogno di aiuto, fa circolare la voce al mercato, così che tutti sappiano che è alla ricerca di una tessitrice. Non parla di soldi: le donne sono pagate in base a quanto producono, guadagnando tra i 4'000 e i 5'000 ariary al giorno (da 1,20 a 2 franchi). Le piccole imprenditrici sono consapevoli che questa somma non è sufficiente per vivere, ma la giustificano dicendo che senza di loro non ci sarebbe affatto lavoro; che sono loro ad assumersi tutti i rischi; che se i prezzi dei foulard aumentassero, non ne venderebbero più e tutti ci perderebbero.
    In passato, la seta faceva parte della vita malgascia. La qualità della stoffa indicava l’origine e lo status sociale delle persone. Oggi, solo le classi agiate possono permettersela. Ecco perché molti tessitori hanno iniziato a produrre per i turisti; sperano così di guadagnare di più piuttosto che con la vendita dei foulard tradizionali.

  • Ma gli abitanti di Sandrandahy non sono stati gli unici ad avere questa idea, provocando così una riduzione dei prezzi dei foulard di seta grezza. Nella città di Ambositra, un luogo turistico, i foulard si vendono a 20’000 o 25’000 ariary, cioè da sette a dieci franchi. Una cifra irrisoria per un oggetto che richiede dalle 25 alle 30 ore di lavoro, senza tenere conto della raccolta dei bozzoli.
    Per meglio vendere i loro prodotti, le tessitrici di Sandrandahy hanno fondato una cooperativa. Sostenuta da Helvetas all’interno di un progetto finanziato dalla DSC (Direzione Sviluppo e Cooperazione), 98 donne e tre uomini hanno migliorato le loro tecniche di tintura e hanno scoperto il filatura con il fuso, come si fa nell’altopiano sud-americano. Hanno imparato a tenere la contabilità, a convocare delle assemblee, a stabilire il budget e soprattutto ad apprezzare il valore del proprio lavoro. Nella nuova sede della cooperativa un gruppo di 38 tessitrici si sono riunite per incontrare dei turisti. Hanno presentato il loro lavoro e i prodotti che speravano di vendere. Contrariamente ai quartieri turistici, qui il prezzo non è dettato dalla concorrenza. Pertanto, i foulard si vendono ad una cifra minima di 60'000 ariary – la stessa cifra negoziata da una giovane americana ad una fiera a Santa Fe, negli Stati Uniti.  Le imprenditrici della cooperativa si sono così assicurate una relativa prosperità, grazie ai contatti intrattenuti con gli Stati Uniti.
  • Quando Helvetas ha concluso il suo progetto a Sandrandahy nel 2012, era già chiaro che la cooperativa sarebbe stata un successo. Oggi, i suoi soci stanno bene. Le donne guardano al futuro con fiducia. Purtroppo però il divario che separa gli imprenditori dai loro dipendenti resta profondo, e i raccoglitori di bozzoli rimangono sottopagati per il loro lavoro.
    Questo deve cambiare. I foulard di seta hanno suscitato l’entusiasmo dei responsabili del Fair Shop di Helvetas, che vogliono includerli nel loro assortimento. Entro la prossima primavera, il “codice del commercio equo” dovrà essere firmato sia dai produttori che da Helvetas. Il documento impegna entrambe le parti a garantire dei salari equi per tutti, la sicurezza sociale dei lavoratori, la libertà sindacale, la stabilità delle relazioni commerciali, nonché il pagamento di un premio Fairtrade per i progetti comunitari. Dall’autunno 2015, i foulard in seta del Madagascar saranno in vendita al Fairshop – foulard non soltanto belli, ma che contribuiscono al benessere di un villaggio.  
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