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Reportage dal Bangladesh

Le minoranze del sud-est del Bangladesh si trovano in una posizione difficile. Prima perseguitati, oggi economicamente marginalizzati. Ma Hla Kyo Ching e sua moglie Suinang non si lasciano facilmente scoraggiare.
Di Susanne Strässle (testo) e Simon B. Opladen (foto)

A Tumbu Para, dove vivono Hla Kyo Ching e Siunang, sembra di essere in paradiso: grandi palme si stagliano sul cielo chiaro, le case di bambù si allungano verso il bosco ombroso. I bambini giocano sulla terra battuta, mentre i ragazzi più grandi tornano da scuola in uniforme bianca e blu. Le donne vanno al fiume per lavarsi. 

Poi, all’improvviso, arrivano dei poliziotti militari a controllare, e a ricordarci che questo paradiso in realtà è una zona di sicurezza, un fragile confine tra il Bangladesh e il Myanmar, da molto tempo teatro di una guerriglia violentissima. Negli ultimi decenni, questa terra di minoranze etniche è stata regolamentata. Ancora oggi, gli stranieri possono entrare in quest’area solo se muniti di un lasciapassare.
 
Le minoranze Jumma, che popolano le contrade montagnose di Chittagong Hill Tracts, non si sentono ancora a casa propria in Bangladesh. Ognuna delle dieci etnie ha una propria lingua e cultura. Hanno molte più cose in comune con i birmani che con i bengalesi. Il fatto che la loro regione sia stata ammessa prima al Pakistan orientale e poi al Bangladesh nel 1971 sembra essere stato un errore. Vivono una situazione difficile, in uno stato in cui non dovrebbero ufficialmente esserci delle minoranze.
 
“Qualche anno fa non potevamo neanche muoverci liberamente”, dice Hla Kyo, che appartiene all’etnia dei Marma. “Avevamo bisogno di un’autorizzazione anche per portare le cose al mercato”. Non si lamenta della situazione attuale, che è di gran lunga migliorata. I combattimenti politici ora si sono trasformati in una lotta per i diritti di proprietà delle terre e per la sopravvivenza economica. 
 
  • Helvetas, Hla Kyo e gli altri abitanti del villaggio hanno imparato a mantenere i loro terreni fertili. Producono il concime e usano molto meno i pesticidi. Sanno come evitare l’erosione del suolo con un’aratura adeguata o grazie ai terrazzamenti, come proteggere le sementi e quali varietà produttive è meglio coltivare.
     
    Ma soprattutto, gli abitanti di Tumbo Para hanno imparato che l’unione fa la forza. 89 famiglie del villaggio hanno formato un gruppo di produttori. All’entrata del villaggio, una bilancia meccanica è appesa ad un albero maestoso. Proprio dietro, il tetto di lamiera ondulata risplende al sole: è il nuovo centro di raccolta dove gli abitanti depositano provvisoriamente i loro raccolti.
     
    Prima, si vendeva al mercato giusto qualche prodotto, ad un prezzo irrisorio. Adesso, i produttori sono più forti e riescono a fissare dei prezzi più giusti per i loro prodotti. Mentre qualche anno fa Hla Kyo riusciva a guadagnare 250 Taka (CHF 2.95) per 40kg di tuberi, oggi i grossisti lo pagano 80 Taka (CHF 10,30). Con le migliori tecniche agricole, inoltre, i suoi raccolti sono quasi raddoppiati. Nel villaggio si è istituito anche un gruppo di microcredito. Hla Kyo ne ha già usufruito due volte, e ha sempre ripagato il suo debito in tempo.
     
    Lui e sua moglie Suinang, 28 anni, sono andati a scuola solo per poco tempo. “Eravamo troppo poveri; dovevamo lavorare”, ammettono. Ma oggi lavorano per garantire un’istruzione ai loro due figli, e per offrire loro un futuro migliore, lontano da Tumbo Para.